1. Schifo. Il problema è, prima di tutto, lessicale. Il decreto che – tra l’altro – prolunga la vita degli organi del Conservatorio dell’Aquila, del Commissario liquidatore delle Olimpiadi di Torino del 2006, del Commissario straordinario dell’Agenzia nazionale dell’autonomia scolastica, del Cocer, del Comitato per la verifica delle cause di servizio, della Commissione centrale per la definizione e applicazione delle speciali misure di protezione, del Consigilio nazionale della Pubblica istruzione, del Consiglio nazionale per l’Alta formazione artistica e musicale, dei contratti di servizio pubblico ferroviario, del Capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dei revisori dei conti dell’Enea, degli organi di amministrazione della Fondazione Gaslini, della Triennale di Milano, della Fondazione Giuseppe Verdi, dei Commissari straordinari delle fondazioni lirico-sinfoniche, dell’Istituto italiano di studi filosofici, dell’Istituto italiano per gli studi storici, dei giudici onorari di tribunale, dei viceprocuratori onorari, dei giudici di pace, degli operatori economici danneggiati dai fenomeni vulcanici dell’Etna, dei permessi retribuiti per i consiglieri di Roma capitale e per i consiglieri circoscrizionali delle città metropolitane, del personale marittimo delle Capitanerie di porto, del Commissario straordinario di controllo sull’assegnazione delle quote latte, della Rai di San Marino, dell’Agenzia per la gestione dell’albo dei segretari comunali, dei servizi abusivi di taxi e noleggio con conducente – prendo fiato – questo decreto si chiama, comprensibilmente, “milleproroghe”.