Scrivo a botta calda, subito dopo la proiezione delle 16 (campione del 13% degli elettori) che ribalta l’instant-poll delle 15, e solo per parlarvi un attimo di come funzionano in Italia i sondaggi. Fino a ieri sera (domenica) e forse anche stamattina tutti i sondaggisti italiani (risparmiatemi l’elenco, nessuno è fuori; forse solo la Ghisleri, sondaggista di Berlusconi) si sono costantemente sentiti tra loro per concordare i numeri da dare, con lievi variazioni. Vi spiego perché.

Da tempo ormai immemorabile, gli strumenti con i quali i nostri istituti di ricerca lavorano sono inservibili. Malgrado gli sia cambiato il mondo intorno, continuano ad operare con il telefono fisso (che io, per esempio, non ho più in casa), non riescono ad individuare parametri accettabili di campionamento per la telefonia mobile, e altrettanto non riescono a fare con Internet. Quindi, sostanzialmente, brancolano nel buio nelle loro indagini. Possono solo trarre ispirazioni da calcoli probabilistici e, vagamente, dai trend, cioè dalle tendenze di medio-lungo periodo.

Ora, finalmente, la sottile escalation dell’allarme ha trovato il suo ubi consistam: dal sempre opinabile voto utile possiamo tornare all’approdo impositivo del voto necessario.

Caro, eternamente dubbioso elettore di sinistra, se fino a ieri ti chiedevamo di scegliere il Pd contro il rischio dell’ingovernabilità (argomento esposto a mille obiezioni e discussioni fastidiose: ci si può fidare più di Monti o di Vendola? Mi raccomando, se proprio non ce la fai, dacci una mano al Senato, in Lombardia o in Sicilia poi non puoi mancare), da questo momento l’asso è calato, e tu non hai scuse. Mobilitazione totale contro il nemico. Poche chiacchiere.