Dal Corriere di oggi.

Francesco De Gregori, sono sei anni, da quando in un’intervista al «Corriere» lei demolì la figura allora emergente di Veltroni, che non parla di politica. Che cosa le succede?

«Succede che il mio interesse per la politica è molto scemato. Ha presente il principio fondativo delle rivoluzioni liberali, “no taxation without representation?”. Ecco, lo rovescerei: pago le tasse, sono felice di farlo, partecipo al gioco. Però, per favore, tassatemi quanto volete, ma non pretendete di rappresentarmi».

Cos’ha votato alle ultime elezioni?

«Monti alla Camera e Bersani al Senato. Mi pareva che Monti avesse governato in modo consapevole in un momento difficile. Sono contento di com’è andata? No. Oggi non so cosa farei. Probabilmente non voterei. Con questo sistema, tanto vale scegliere i parlamentari sull’elenco del telefono».

Ho parlato duro con D’Alema, dopo che Veltroni mi aveva  indirettamente  rimproverato  di aver nominato  capogruppo europeo Burlando. Ero andato da lui per parlargli con calma dello staff e del suo funzionamento, mi sono incazzato e gli ho fatto una sfuriata. Mi pare la abbia accolta comprendendone  i motivi. Abbiamo  deciso di fare una riunione per capire come dobbiamo funzionare. Si vedrà. Ne ho avuto anche per Marchini, che lui è andato a visitare nel fine settimana.  Gli ho  detto omissis, lui  ha confermato: “E’  dell ‘Opus Dei”.  Quando  ci  siamo  sentiti, domenica mattina, mi ha raccontato una battuta simpatica. Marchini aveva trovato un fungo. Lo aveva definito un “ex-porcino”. Lui gli ha detto: “Attenzione, perché se gli ex-porcini sono come gli ex-comunisti, si sa che cosa erano, ma  non si sa cosa sono diventati”. Fine. La settimana forse comincia bene, in un buon clima politico e meteorologico.

Le telecamere dei siti del Corriere e di Repubblica sono piazzate da stamattina nella canicola di piazza Cavour per la diretta del niente. Nell’attesa si autoriprendono. Mostrare la “selva” (così si dice) di cineoperatori e cronisti è la prova inconfutabile dell’importanza del momento. Anche se, a detta di tutti, oggi non succede niente e (forse) niente succederà domani. Ma non per nostra responsabilità: noi siamo qui (giornalisti e cameramen da tutto il mondo, dice la didascalia).

Martedì 3 D’Alema si incontra con le forze sociali, e l’avvio è ottimo. Ma la notizia viene sommersa dal voto sulla commissione per Tangentopoli, poi ci sono i sindaci che fanno il loro movimento, la discussione sulla legge elettorale… insomma il fatto non viene valorizzato. È un difetto della nostra comunicazione, in parte anche voluto perché D’Alema vuole partire basso, ma la cosa mette anche in rilievo altro. D’Alema è per tutti il leader politico, non solo il capo del governo. Quindi gli viene addebitato ogni fatto politico: il dialogo con il Polo è questione sua, i sindaci polemizzano con lui. Come si evita tutto ciò? lo penso che il problema sia sopravanzare il teatrino politico con la concreta attività di governo. Questo c’è da fare. E, anche, darsi una teoria all’altezza. Non so se è il caso di farlo  all’assemblea congressuale, venerdì prossimo, forse lì no, ma bisognerà farlo alla prima occasione, con uno scritto, un saggio, un articolo, che affronti i temi fondamentali della politica oggi.

Che storia, questa di Maria Yudina, pianista russa. Io non la conoscevo, me l’ha fatta scoprire un amico su Fb.

imagesMaria Veniaminovna Yudina nasce nel 1899 a Nevel, ai confini della Bielorussia, da una famiglia ebraica. A 12 anni il suo talento viene scoperto da una pianista allieva di Rubinstein e approda così al Conservatorio di San Pietroburgo, dove avrà come compagni di classe Dmitrij Shostakovich e Vladimir Sofronickij. Nel 1917 vive in diretta la Rivoluzione d’Ottobre, ma qualche anno dopo si converte al cristianesimo piuttosto che al comunismo, ed entra nella Chiesa ortodossa russa.

Il portellone sta per chiudersi, ma il  tentativo estremo va fatto: la prossima nave parte alle 15. “Scusi, ho fatto tardi. Non è che posso fare il biglietto a bordo?”. “Saglite, po’ verimmo. Ma costa ‘e cchiu'”. ” Di più quanto?”. “Poi parlate con il mio collega”. “Sì, ma mi scusi…”. “Sbrigatevi, che dobbiamo partire… rapido”. Salgo o non salgo? Salgo.

Parcheggio l’auto, vado su, mi siedo. Tracanno un’acqua minerale, ancora boccheggiante. La principessa assiste, paziente e pietosa. L’uomo del bar la guarda e fa: “Il cane non può stare qua. E’ vietato dalla legge”. “Ha ragione, mi scusi, la porto fuori”.  “Lasciatela, se vere che è bbuona”. La porto fuori o la tengo dove non può stare? Nau resta dentro.