Mario Lavia ha scritto su Europa un pezzo acuto sul diario del governo D’Alema che ho pubblicato a puntate sul blog, estrapolando dal mare delle mie chiacchiere ed elucubrazioni le questioni chiave contro le quali impattammo: la nostra inesperienza (non disgiunta da un buon tasso di arroganza); i rapporti burrascosi con Prodi e con il mondo di Repubblica; l’atteggiamento supponente e irridente del capitalismo italiano nei nostri confronti. 

Ecco il diario che tenni per un po’, all’epoca del governo D’Alema. Va dall’ottobre del ’98 al luglio ’99. Buttavo giù appunti di ritorno a casa, o quando ero incazzato perché non funzionava niente, o quando non avevo voglia di far niente. Poi smisi, in omaggio alla mia pigrizia. Riletto oggi, il diario mi sembra ingenuo ma nell’insieme divertente. Lo riporto così come fu scritto, salvo qualche raro omissis.