roghiPoi, improvvisamente, scopri che esiste ancora chi fa il mestiere del giornalista. Il reportage di Salvatore Merlo (bravo, davvero!) sul Foglio di oggi è un brandello di verità nel mare della torbida comunicazione dei cialtroni amorali (movimenti, finti scienziati, preti, talkshowisti, politici, amministratori). Strana sensazione, sentire parlare la realtà. 

Giugliano, provincia di Napoli. Una decina di ragazzetti maschi e femmine, zingarelli scurissimi, cenciosi, i capelli di pece e le narici fervide, mobili come passeri e diffidenti come gatti. Sfilano scalzi lungo la strada statale, alle spalle dell’immensa discarica sequestrata. Seguono una scalcinata serpentina d’asmatici furgoncini, Ape Piaggio dall’aria decrepita e stracarichi d’ogni tipo di rifiuti cittadini, vecchi copertoni d’auto, chili di cavi elettrici ancora coperti di plastica, dimenticate videocassette Vhs, dischi in vinile, scarpe rotte. Per niente intimoriti dalla presenza d’estranei, che devono aver rapidamente giudicato inoffensivi, imboccano una stradetta tortuosa che s’addentra come un’ansa di fiume in una campagna rigogliosa e infernale, sudicia come un sobborgo cittadino, tra un albero da frutto e la carcassa d’un frigorifero, un mezzo salotto sfondato e abbandonato così, in mezzo all’erba e al fango. I movimenti dei bambini sono una danza leggera e confusa, un moto da telaio intorno alla catasta di robaccia che stanno costruendo in una radura che ha la superstrada come orizzonte. Preparano un cumulo di monnezza cui sarà dato fuoco nel corso della notte, ammonticchiano spazzatura su spazzatura e calpestano altra, preesistente spazzatura: carte d’imballaggio, di maccheroni, fogli di quaderni, a liste, a pallottole, a foglie morte, a trucioli e a coppetti, carte e bucce di arance, bambole decapitate, senza dire dei resti di quella che sembra plastica fusa, catrame e una strana, mefitica guazza oleosa su cui questi ragazzini sciamano scalzi con surreale e infantile allegria. La chiamano Terra dei fuochi.