roghi 

  1. Dal diluvio di commenti seguiti al mio post su don Patriciello (insulti in larghissima prevalenza, imbarazzate difese degli amici), estraggo quello di Paolo Cecchini: “Sig. Velardi, lei rappresenta ciò che il popolo ormai disprezza, una casta di privilegiati improduttiva e saccente, invece di fare l’intellettuale scenda in piazza al fianco della gente come don Maurizio, vada anche lei ai funerali, forse comprenderà qualcosa della vita“. Penso che Cecchini fotografi abbastanza bene lo stato delle cose, e non credo che la questione riguardi il sottoscritto (non a caso attaccato dai più per i suoi lontani trascorsi di “politico”, amico di Bassolino e D’Alema, etc…). Il problema va ben al di là.

PatricielloOra va molto di moda don Patriciello, nel napoletano. E’ un prete vestito d’azzurro. Organizza e dirige cortei contro i roghi, contro i termovalorizzatori, contro i politici, lo Stato, contro tutto. Protesta, invoca, si dispera, preferibilmente a favore di telecamere. Ma delle imponenti mobilitazioni che lancia non si conoscono gli obiettivi.

No-TavUna mia intervista al “Mattino”

di Pietro Treccagnoli

Lo cogliamo sul fatto. In viaggio da Napoli a Pesaro saltando tra un Tav e l’altro. Due cambi, a Roma e a Bologna. In cinque ore ce la può fare, Claudio Velardi, spin doctor, ex-politico, editore, comunicatore. «Meno male che ci sono i treni ad alta velocità» spiega. «Altrimenti per un viaggio così quanto tempo avrei impiegato?».

imgresQuale debba essere il destino di un’area, un monumento, un palazzo, una preesistenza importante – diciamo – di una città, è questione legata a due fattori fondamentali: all’idea di città che hai (tu amministratore, intendo) e alle risorse a disposizione. Le questioni non sono scindibili.

Perché puoi immaginare di utilizzare Palazzo Fuga (oppure, parlando di Napoli, altre mille importanti preesistenze) per funzioni diverse, e anche ragionevoli. Ma prima di tutto devi fare i conti con i soldi necessari per rendere il bene funzionale all’obiettivo che ti sei dato, e devi pensare al dopo. Come si gestirà quel bene? Con quali soldi? Per quanto tempo? Mentre si appronta un piano per il restauro del bene, parallelamente qualcuno sta pensando ad un business plan per il suo utilizzo a regime? Anche affinché – almeno in una certa misura – il bene produca soldi, oltre che divorarne?

Il portellone sta per chiudersi, ma il  tentativo estremo va fatto: la prossima nave parte alle 15. “Scusi, ho fatto tardi. Non è che posso fare il biglietto a bordo?”. “Saglite, po’ verimmo. Ma costa ‘e cchiu'”. ” Di più quanto?”. “Poi parlate con il mio collega”. “Sì, ma mi scusi…”. “Sbrigatevi, che dobbiamo partire… rapido”. Salgo o non salgo? Salgo.

Parcheggio l’auto, vado su, mi siedo. Tracanno un’acqua minerale, ancora boccheggiante. La principessa assiste, paziente e pietosa. L’uomo del bar la guarda e fa: “Il cane non può stare qua. E’ vietato dalla legge”. “Ha ragione, mi scusi, la porto fuori”.  “Lasciatela, se vere che è bbuona”. La porto fuori o la tengo dove non può stare? Nau resta dentro.