L’editoriale di Panebianco sul Corriere di stamattina. Come dargli torto?

Le reazioni del partito della spesa pubblica di fronte alla affermazione di buon senso, e inoppugnabilmente vera, del viceministro all’Economia Stefano Fassina secondo cui esiste, accanto a una evasione indotta da avidità e mancanza di senso civico, anche una evasione fiscale «di sopravvivenza», sembrano dettate dall’arroganza: quella tipica arroganza che è propria di chi, ritenendosi fortissimo, può permettersi il lusso di ringhiare davanti a qualche timido distinguo dalla linea dominante e vincente.
C’è il forte sospetto che sia ormai inutile continuare a ripetere, come facciamo da anni, la solita litania: «Bisogna ridurre la spesa pubblica al fine di abbassare le tasse e rilanciare così la crescita».

Stamattina Bini Smaghi ha scritto sul Corriere della sera. Vi posto il pezzo perché è di indiscutibile chiarezza. L’indovinello è: a due anni da questa lettera cosa è stato fatto e cosa no dai nostri beneamati governi? (se non volete leggere tutto andate direttamente al punto 6).

Caro direttore,

il suo editoriale del 24 luglio scorso invita giustamente a non perdere la memoria di quello che è successo circa due anni fa, dopo che la Bce scrisse una lettera al governo italiano per chiedere misure incisive per superare la crisi. Vorrei fornire qualche precisazione al riguardo, dal punto di vista di chi contribuì a scrivere quella lettera.