La settimana del dopo big bang si apre con una brutta intervista di Renzi a “Repubblica”. Brutta intanto perché la dà a “Repubblica”, e non per caso.
E’ dal 1976 che il giornale di Scalfari si è introdotto come un virus nella sinistra, prima affascinandola, poi guidandola sapientemente verso la necessaria modernizzazione, infine fagocitandola e mettendola al servizio della sua cultura pop, buonista e conservatrice. Una grande operazione editoriale, che ha consentito ad un finanziere più che spregiudicato e ad un vecchio narciso di condizionarne ogni mossa, fino alla perdita di qualunque autonomia ed alla sua completa devitalizzazione. Naturalmente accompagnando con baldanza il Pci-Pds-Ds-Pd – da Berlinguer a Bersani – in tutte le sue sconfitte.

Ora, finalmente, la sottile escalation dell’allarme ha trovato il suo ubi consistam: dal sempre opinabile voto utile possiamo tornare all’approdo impositivo del voto necessario.

Caro, eternamente dubbioso elettore di sinistra, se fino a ieri ti chiedevamo di scegliere il Pd contro il rischio dell’ingovernabilità (argomento esposto a mille obiezioni e discussioni fastidiose: ci si può fidare più di Monti o di Vendola? Mi raccomando, se proprio non ce la fai, dacci una mano al Senato, in Lombardia o in Sicilia poi non puoi mancare), da questo momento l’asso è calato, e tu non hai scuse. Mobilitazione totale contro il nemico. Poche chiacchiere.