Nel giorno della rappresentazione della fine ufficiale del ventennio del Puzzone-bis, il genio italico ha studiato tutto nei minimi particolari. Il climax cresciuto ad arte in tre giorni di interminabile attesa nella piazza infuocata, la polpetta avvelenata della possibile assoluzione con rinvio, che ha tenuto su dibattito e suspense nelle ultime ore. Solo quando due stanchi picchetti di poliziotti e carabinieri si sono schierati sui gradoni del Palazzaccio come per una parata, si è capito che era arrivato il momento. Alle telecamere è stato permesso di violare (per la prima volta, si è detto, è l’importanza del momento) la sacralità di un’aula della Cassazione. E il processo di venti anni ha trovato il suo compimento, con l’accento ridicolmente greve del paglietta napoletano di turno.

Le telecamere dei siti del Corriere e di Repubblica sono piazzate da stamattina nella canicola di piazza Cavour per la diretta del niente. Nell’attesa si autoriprendono. Mostrare la “selva” (così si dice) di cineoperatori e cronisti è la prova inconfutabile dell’importanza del momento. Anche se, a detta di tutti, oggi non succede niente e (forse) niente succederà domani. Ma non per nostra responsabilità: noi siamo qui (giornalisti e cameramen da tutto il mondo, dice la didascalia).