CancellieriTrovo odiosa la campagna per le dimissioni della Cancellieri orchestrata da Repubblica e dai magistrati. Mi indigno sempre quando la tenaglia mediatico-giudiziaria tritura il mostro di giornata, anche se si chiama Paolini o Misseri. Figuriamoci nel caso di una brava funzionaria dello Stato, cui possono essere tuttalpiù imputate delle leggerezze. Mentre sono evidenti e marchiani gli obiettivi politici dei Torquemada in toga e senza: i magistrati vogliono defenestrare un ministro di Grazia e Giustizia “non gradito” perché autonomo, non subalterno alla corporazione più potente d’Italia; Repubblica vuole mantenere la leadership del giustizialismo forcaiolo, sempre insidiata dai fondamentalisti del Fatto.

LeopoldaLa Leopolda l’ho già vista ieri, senza esserci ancora passato.

Mi si è manifestata alle 2 del pomeriggio fuori dell’albergo, nelle sembianze di Michele Emiliano e David Sassoli, groupies non proprio di primo pelo, che discutevano di primarie, congressi e relative strategie con un nucleo di riconoscibilissimi notabili.

L’ha scritto il mio amico Umberto Minopoli. Tutto giusto, compreso l’appello finale benjaminiano: guardiamole un attimo sul serio queste macerie, e capiremo cosa e come ricostruire.

Guardo ai numeri del declino italiano. Guardo a un Paese che non cresce piu’ da oltre vent’anni ( inedito in Occidente ). E dove la vita nel secolo XXI si avvia ad essere peggiore dell’ultimo trentennio del secolo XX. Guardo alla competitivita’ che scende, alla produttivita’ che scivola agli utimi posti delle classifiche mondiali. Guardo alle tasse che sono le piu’ alte del mondo.

SantoroSarà che lo intervista Cazzullo, che è intelligente. Sarà che invecchiando si diventa saggi. Fatto sta che il peggiore di tutti i telecazzari dice cose misurate e di buon senso. Ecco il testo, scaricato dal Corriere.

Michele Santoro, la prossima settimana riparte Servizio pubblico. Ma i talk show non sono morti?
«Lo si sente dire spesso. È una stupidaggine assoluta. I talk show sono un genere eterno. Semmai sono morti i reality, che davano a chiunque l’illusione del successo, anche se l’ascensore sociale era già fermo. La crisi ci ha riportati alla realtà. E nessuna trasmissione riesce a restituire le tensioni sociali con l’immediatezza del talk. Cosa si è messo a fare nell’esilio moscovita Assange, lo svelatore dei segreti del mondo? Un talk show».
Anche in Italia non si scherza: una volta eravate in tre, lei Vespa e Lerner; ora siete in trenta.