Venerdì 9 vedo Geronzi. Parliamo di De Santis da collocare. È d’accordo. Parliamo della Treccani. Dice che mi farà incontrare Cappelletti. Parliamo di Torino. Dice che Masera, poi Arcuti, infine l’Avvocato sono stati scorretti e arroganti, e che lui non ha nessuna intenzione di procedere, anzi che combatterà strenuamente. Gli hanno annunciato l’Opa la domenica famosa, avevano predisposte tutte le procedure e lui ha detto no, per questi motivi e perché il piano puntava a distruggere Mediobanca. Ma si salverà e si rinnoverà Mediobanca? gli ho chiesto. E lui: “Sì, Cuccia ha un piano che prevede che Maranghi diventi presidente, Bernheim sia cacciato dalle Generali e Cingano diventi  Ad”. E Banca di Roma? Guarderà al Monte dei Paschi.

Situazione confusa. Nel fine settimana sono a Barcellona (città splendida. È vero, come dice Alberoni sul Corriere, che quando si torna in Italia si è sempre un po’ depressi al paragone). Al ritorno, Prodi è sempre più destinato alla Commissione e io non riesco a capire come si orienta l’opinione pubblica. Più Prodi o meno Prodi?  Si  candiderà  o no?  Il  gioco  di D’Alema è rischioso. In questo fine settimana abbiamo accusato un’altra sconfitta sulle banche. Dopo aver fatto un’alleanza con Cuccia (è un ottimo consigliere politico!  mi disse), le cose vanno in un’altra direzione e tutto è guidato da Agnelli. Prodi appare più riformista di noi. Perché esalta le cose che fa, le battaglie che conduce (esempio questa di Mediobanca), e nasconde bene le sue responsabilità, i rinvii, le concessioni a questo e a quello. Si muove bene sul terreno del potere. È molto conflittuale nell’ambito dei poteri dati. A differenza nostra, che annunciamo grandi battaglie per piegarci poi a quello che viene. La vicenda delle banche è veramente straordinaria da questo punto di vista. Noi siamo apparsi come i difensori della parte più vecchia e arretrata del capitalismo italiano.