L’ha scritto il mio amico Umberto Minopoli. Tutto giusto, compreso l’appello finale benjaminiano: guardiamole un attimo sul serio queste macerie, e capiremo cosa e come ricostruire.

Guardo ai numeri del declino italiano. Guardo a un Paese che non cresce piu’ da oltre vent’anni ( inedito in Occidente ). E dove la vita nel secolo XXI si avvia ad essere peggiore dell’ultimo trentennio del secolo XX. Guardo alla competitivita’ che scende, alla produttivita’ che scivola agli utimi posti delle classifiche mondiali. Guardo alle tasse che sono le piu’ alte del mondo.

La settimana del dopo big bang si apre con una brutta intervista di Renzi a “Repubblica”. Brutta intanto perché la dà a “Repubblica”, e non per caso.
E’ dal 1976 che il giornale di Scalfari si è introdotto come un virus nella sinistra, prima affascinandola, poi guidandola sapientemente verso la necessaria modernizzazione, infine fagocitandola e mettendola al servizio della sua cultura pop, buonista e conservatrice. Una grande operazione editoriale, che ha consentito ad un finanziere più che spregiudicato e ad un vecchio narciso di condizionarne ogni mossa, fino alla perdita di qualunque autonomia ed alla sua completa devitalizzazione. Naturalmente accompagnando con baldanza il Pci-Pds-Ds-Pd – da Berlinguer a Bersani – in tutte le sue sconfitte.

Ora, finalmente, la sottile escalation dell’allarme ha trovato il suo ubi consistam: dal sempre opinabile voto utile possiamo tornare all’approdo impositivo del voto necessario.

Caro, eternamente dubbioso elettore di sinistra, se fino a ieri ti chiedevamo di scegliere il Pd contro il rischio dell’ingovernabilità (argomento esposto a mille obiezioni e discussioni fastidiose: ci si può fidare più di Monti o di Vendola? Mi raccomando, se proprio non ce la fai, dacci una mano al Senato, in Lombardia o in Sicilia poi non puoi mancare), da questo momento l’asso è calato, e tu non hai scuse. Mobilitazione totale contro il nemico. Poche chiacchiere.